ITALIANO

Occhietto, Duocchietti, Treocchietti

ROMÂNĂ

Pomul cu merele de aur


C'era una volta una donna che aveva tre figlie: la maggiore si chiamava Occhietto, perché‚ aveva un occhio solo in mezzo alla fronte; la seconda, Duocchietti, perché‚ aveva due occhi come tutti gli altri; e la terza, Treocchietti, perché‚ aveva tre occhi, e il terzo proprio in mezzo alla fronte. Ma poiché‚ Duocchietti era proprio come tutti gli altri, la madre e le sorelle non la potevano soffrire, e le dicevano: -Con quei due occhi, non sei meglio della gente comune! Non hai niente da spartire con noi-. E la spingevano di qua e di là, le gettavano dei brutti vestiti, le davano da mangiare soltanto gli avanzi, e le facevano ogni sorta di angherie. Un giorno ella dovette andare nei campi a custodire la capra, ma aveva ancora tanta fame perché‚ le sorelle le avevano dato troppo poco da mangiare. Si sedette sul ciglio di un campo e si mise a piangere e piangeva tanto che dai suoi occhi sgorgavano due ruscelletti. Quando alzò gli occhi, vide una donna accanto a s‚ che le chiese: -Duocchietti, perché‚ piangi?-. Ella rispose: -Non devo piangere? Perché‚ ho due occhi come tutti gli altri, le mie sorelle e mia madre non mi possono soffrire, mi cacciano di qua e di là, mi buttano i loro vecchi vestiti e mi danno da mangiare solo gli avanzi. Oggi non mi hanno dato quasi nulla, e ho ancora tanta fame-. La maga disse: -Duocchietti, asciugati gli occhi: ti dirò una cosa in modo che tu non debba più patire la fame. Devi solamente dire alla capra:"Bela, caprettina, pronta, tavolina!"e ti troverai davanti una tavolina bell'e pronta, coperta di cibi prelibati, e potrai mangiare finché‚ ne hai voglia. E quando sei sazia e la tavolina non ti occorre più, devi soltanto dire:"Bela, caprettina, basta, tavolina!"e la tavolina sparirà-. Ciò detto, la maga se ne andò, mentre Duocchietti pensava: "Proverò subito se è vero quel che ha detto, perché‚ ho proprio tanta fame!," e disse:-Bela, caprettina, pronta, tavolina!-Aveva appena pronunciato queste parole, che comparve una tavolina sulla quale era stesa una tovaglietta candida, e sopra c'era un piatto con coltello, forchetta e cucchiaio, e tutt'intorno le vivande più squisite, che erano ancora calde, come se fossero state appena portate dalla cucina. Allora Duocchietti disse la preghiera più corta che conosceva: -Signore, che tu sia sempre nostro ospite, amen!- si servì e mangiò di gusto. E quando fu sazia, disse, come le aveva insegnato la maga:-Bela, caprettina, basta, tavolina!-E subito la tavolina sparì con tutto quel che c'era sopra. "E' un bel modo di far cucina" pensò Duocchietti, ed era tutta allegra e contenta. La sera riportò a casa la capra e non toccò neppure la piccola ciotola di terra con il cibo che le sorelle le avevano messo da parte. Il giorno seguente uscì di nuovo con la sua capra e lasciò stare anche quei due bocconi che le avevano dato. La prima e la seconda volta le sorelle non se ne accorsero neanche, ma siccome si ripeteva ogni volta, lo notarono e dissero: -Qui c'è qualcosa di strano: Duocchietti non tocca più cibo, eppure una volta divorava tutto quanto le davamo: deve aver trovato un altro sistema-. E per scoprire la verità, Occhietto dovette accompagnarla quando andava al pascolo, e doveva badare a quel che faceva, e se qualcuno le portava da mangiare e da bere. Quando Duocchietti si mise in cammino con la capra, Occhietto le si avvicinò e disse: -Verrò nei campi con te, a vedere se la capra è ben custodita e se la fai pascolare-. Ma l'altra capì le sue intenzioni, condusse la capra fra l'erba alta e disse: -Vieni, Occhietto, sediamoci un po', ti canterò qualcosa-. Occhietto si sedette ed era stanca per il cammino cui non era abituata e per il gran caldo; e Duocchietti continuava a cantare:-Occhietto, vegli tu? Occhietto, dormi tu?-Allora Occhietto chiuse il suo unico occhio e si addormentò. E quando l'altra vide che dormiva sodo e non poteva rivelare nulla disse:-Bela, caprettina, pronta, tavolina!-Si sedette, mangiò e bevve a sazietà, poi tornò a dire:-Bela, caprettina, basta, tavolina!-e sparì tutto quanto. Poi svegliò Occhietto e disse: -Occhietto, vuoi custodire la capra e dormi! Nel frattempo la capra avrebbe potuto correre in capo al mondo! Vieni, torniamo a casa-. Tornarono a casa e Duocchietti lasciò di nuovo stare la sua scodellina; e Occhietto non pot‚ dire alla madre perché‚ la sorella non volesse mangiare, e disse: -Mi sono addormentata là fuori!-. Il giorno dopo la madre disse a Treocchietti: -Accompagnala tu, e fa' attenzione se Duocchietti mangia fuori e se qualcuno le porta da mangiare e da bere: perché‚ mangiare e bere deve pure in qualche modo!-. Allora Treocchietti si avvicinò alla sorella e disse: -Verrò con te a vedere se custodisci bene la capra e se la fai pascolare-. Ma l'altra capì la sua intenzione, condusse la capra fra l'erba alta e disse: -Sediamoci un po', Treocchietti, ti canterò qualcosa-. Treocchietti si sedette ed era stanca per il cammino e il gran caldo; la sorella intonò di nuovo la sua canzoncina e cantò:-Treocchietti, vegli tu?-Ma invece di cantare:-Treocchietti, dormi tu?-cantò per distrazione:-Duocchietti, dormi tu?-e continuò a cantare:-Treocchietti, vegli tu? Duocchietti, dormi tu?-Allora a Treocchietti si chiusero i due occhi, ma il terzo, cui la canzoncina non si era rivolta, non si addormentò. Però Treocchietti lo chiuse astutamente, come se dormisse anche quello, e invece sbirciava e poteva vedere tutto quanto. E quando Duocchietti pensò che la sorella dormisse, disse le sue paroline magiche:-Bela, caprettina, pronta, tavolina!-Mangiò e bevve a volontà, e fece poi sparire ogni cosa:-Bela, caprettina, basta, tavolina!-e Treocchietti aveva visto tutto. Allora Duocchietti le si avvicinò e disse: -Ehi, Treocchietti, ti sei addormentata? La custodisci bene la capra! Vieni, andiamo a casa-. E quando rincasarono, Duocchietti non mangiò neanche questa volta, ma Treocchietti disse alla madre: -Ora so, finalmente, perché‚ quella superba non mangia! Quando è fuori, dice alla capra:"Bela, caprettina, pronta, tavolina!"e le compare davanti una tavolina, coperta di cibi squisiti, migliori di quelli che mangiamo noi; e quando è sazia dice:"Bela, caprettina, basta, tavolina!"e ogni cosa scompare. L'ho vista proprio bene: mi aveva addormentato due occhi con una canzoncina, ma quello sulla fronte è rimasto sveglio, per fortuna-. Allora la madre, furiosa, gridò: -Vuoi stare meglio di noi? Ti passerà la voglia-. Andò a prendere un coltellaccio e lo piantò nel cuore della capra, che cadde a terra morta. A quella vista, Duocchietti uscì disperata, si sedette sul ciglio del campo e pianse lacrime amare. Ma, d'un tratto, ecco nuovamente la maga accanto a lei, che disse: -Duocchietti, perché‚ piangi?-. -Non devo piangere?- ella rispose. -Mia madre ha ucciso la capra, che ogni giorno mi preparava una così bella tavola, quando dicevo la vostra canzoncina: adesso devo tornare a patire la fame.- La maga disse: -Duocchietti, voglio darti un buon consiglio: prega le tue sorelle di darti le interiora della capra e sotterrale davanti all'uscio di casa: sarà la tua fortuna-. Poi sparì e Duocchietti andò a casa e disse alle sorelle: -Care sorelle, datemi qualcosa della mia capra! Non pretendo niente di buono: datemi soltanto le interiora-. Quelle si misero a ridere e dissero: -Se non vuoi altro, quelle te le possiamo proprio dare-. Ed ella prese le interiora e, la sera, le sotterrò di nascosto davanti all'uscio di casa, secondo il consiglio della maga. Il mattino dopo, quando tutti si svegliarono e si affacciarono all'uscio, ecco un albero magnifico, stupefacente, che aveva le foglie d'argento e in mezzo pendevano dei frutti d'oro, e nulla al mondo era più bello a vedersi e più prezioso. Ma non sapevano come avesse fatto a spuntare quell'albero, in una notte; soltanto Duocchietti s'accorse che era cresciuto dalle interiora della capra, perché‚ era proprio là dov'essa le aveva sotterrate. Allora la madre disse a Occhietto: -Sali sull'albero, bimba mia, e coglici i frutti-. Occhietto salì, ma quando volle prendere una delle mele d'oro, il ramo le sfuggì di mano, e tornò a sfuggirle ogni volta che provava, sicché‚ non riuscì a cogliere neanche una mela, per quanto si desse da fare. Allora la madre disse: -Treocchietti, sali tu sull'albero: con quei tre occhi puoi guardarti intorno meglio di Occhietto-. Occhietto scivolò giù e salì Treocchietti; ma non se la cavò meglio e, per quanto aguzzasse la vista, le mele d'oro continuavano a ritrarsi. Alla fine la madre perse la pazienza e s'arrampicò lei, ma di frutti non ne colse più delle figlie, e continuava a gesticolare nel vuoto. Allora Duocchietti disse: -Voglio salire io, forse mi riesce più in fretta-. Le sorelle esclamarono: -Cosa vuoi fare tu con i tuoi due occhi!- Ma ella salì sull'albero e, davanti a lei, le mele non si ritrassero anzi pareva proprio che venissero incontro alla sua mano, sicché‚ ella pot‚ coglierle una dopo l'altra e ne portò giù un grembiule pieno. La madre gliele prese; e invece di trattarla meglio, come avrebbero dovuto, la madre e le sorelle divennero gelose di Duocchietti, perché‚ solo lei poteva cogliere i frutti, e la maltrattarono ancora di più. Un giorno, che si trovavano tutt'e tre accanto all'albero, ecco arrivare un giovane cavaliere. -Svelta, Duocchietti- esclamarono le due sorelle -nasconditi qua sotto, perché‚ non dobbiamo vergognarci di te- e spinsero a forza la poverina sotto una botte vuota che era vicino all'albero, e vi cacciarono sotto anche le mele d'oro ch'ella aveva colto. Mentre il cavaliere si avvicinava, videro che era molto bello; egli ammirò lo splendido albero d'oro e d'argento e disse alle due sorelle: -A chi appartiene questo bell'albero? Chi me ne desse un ramo, potrebbe chiedermi in cambio qualunque cosa-. Occhietto e Treocchietti risposero che l'albero apparteneva a loro, e che gliene avrebbero staccato volentieri un ramo. Si dettero un gran da fare, ma senza riuscire a venirne a capo, perché‚ i rami e i frutti si ritraevano ogni volta davanti a loro. Allora il cavaliere disse: -Strano che l'albero vi appartenga e non possiate staccarne un ramo!- Quelle insistettero dicendo che l'albero era proprio loro. Ma mentre parlavano, Duocchietti fece rotolare fuori dalla botte alcune mele d'oro, che rotolarono ai piedi del cavaliere, poiché‚ era indispettita che Occhietto e Treocchietti non dicessero la verità. Vedendo le mele, il cavaliere si stupì e domandò da dove venissero. Occhietto e Treocchietti risposero che avevano un'altra sorella, ma non doveva farsi vedere, perché‚ aveva soltanto due occhi come la gente comune. Ma il cavaliere volle vederla e gridò: -Duocchietti, vieni fuori!-. Allora ella sbucò fuori dalla botte, piena di speranza, e il cavaliere si meravigliò della sua grande bellezza e disse: -Sicuramente tu saprai staccarmi un ramo dell'albero-. -Sì- rispose la fanciulla -io posso farlo perché‚ l'albero appartiene a me.- Salì e staccò senza fatica un ramo con le foglie d'argento e i frutti d'oro e lo porse al cavaliere. Allora egli disse: -Duocchietti, cosa devo darti in cambio?-. -Ah- rispose la fanciulla -patisco la fame, la sete e ogni sorta di stenti da mane a sera: se voleste portarmi via con voi e liberarmi, sarei felice.- Allora il cavaliere la mise sul suo cavallo e la portò al castello di suo padre; là le diede dei bei vestiti, da mangiare e da bere a sazietà; e poiché‚ l'amava tanto la sposò, e le nozze si festeggiarono con grande gioia. Quando Duocchietti fu portata via dal bel cavaliere, le sue sorelle le invidiarono molto la sua fortuna. -Almeno ci resta l'albero meraviglioso- pensavano -e se anche non possiamo coglierne i frutti, tutti si fermeranno qui davanti, e verranno da noi per cantarne le lodi: chissà che la fortuna non possa arriderci ancora!- Ma il mattino dopo, l'albero era sparito e, con esso, erano svanite anche le loro speranze. Duocchietti visse a lungo felice. Un giorno vennero al castello due povere donne e le chiesero l'elemosina. Ella le guardò in volto e riconobbe le sue sorelle Occhietto e Treocchietti, divenute così povere che erano costrette ad andare di porta in porta a elemosinare il pane. Ma Duocchietti le accolse benevolmente, fece loro del bene ed ebbe cura di loro, sicché‚ le due sorelle si pentirono di cuore del male che le avevano fatto in gioventù.
A fost odata o femeie si femeia asta avea trei fete. Pe cea mare o chema Un-ochi, pentru ca avea un singur ochi si era asezat ochiul acesta tocmai in mijlocul fruntii; pe cea mijlocie o chema Doi-ochi, pentru ca avea doi ochi, iar pe cea mai mica, Trei-ochi, cel de-al treilea fiind asezat tot in mijlocul fruntii. si fiindca Doi-ochi nu se deosebea la infatisare de ceilalti oameni, surorile si maica-sa nu o puteau suferi si mereu o ocarau:

- Tu, cu cei doi ochi ai tai, parca esti mai pricopsita decat lumea de rand?! Se vede cat de colo ca nu faci parte din neamul nostru!

O tineau numai in zdrente pe biata fata si nu-i dadeau sa manance decat resturile care cadeau de la masa lor. si ori de cate ori le rasarea in cale, sareau la ea s-o imbranceasca si-i amarau viata la orice prilej.

Si prilejuri d-astea, slava Domnului, gaseau destule! intr-una din zile, trebuind sa mearga cu capra la pascut, Doi-ochi ramase tare flamanda, caci dusmancele de surori ii pusesera-n traista mancare pe sponci. si fiindca o chinuia grozav foamea, se aseza la o margine de drum si incepu a plange. si planse, si planse, pana ce se adunara din lacrimile ei doua paraiase. Cum se tanguia ea asa, numai ce ridica o data capul din pamant si ce-i vazura ochii? Langa dansa statea o femeie, care o intreba cu blandete:

- Doi-ochi, de ce plangi asa de amarnic? si Doi-ochi raspunse suspinand:

- Cum sa nu plang daca maica-mea si surorile mele ma prigonesc fara incetare? Din pricina ca am doi ochi, ca toata lumea, ma azvarla dintr-un colt intr-altul, ma imbraca numai in zdrente si-mi dau sa mananc doar firimiturile ramase de la masa lor. stii, azi mi-au dat atat de putina mancare, ca sunt moarta de foame!

Atunci femeia, care, pasamite, era o zana, grai:

- Daca doar asta ti-e durerea, sterge-ti lacrimile si nu mai plange, ca o sa te-nvat eu cum sa-ti potolesti foamea.

Uite, n-ai decat sa-i spui caprei:

Capra, behaie,

Masa, pune-te!

si-o masa randuita cu tot dichisul o sa ti se puna dinainte, incarcata cu cele mai alese bucate si-o sa poti manca dupa pofta inimii. Iar dupa ce te-oi satura, spune-i doar atat caprei:

Capra, behaie,

Masa, ridica-te!

si masa o sa dispara ca si cum n-ar fi fost.

Dupa ce grai aceste cuvinte, zana isi vazu de drum. Ramasa singura, Doi-ochi gandi in sinea ei: "N-am incotro; prea sunt lihnita de foame ca sa incerc alta data ce m-a povatuit. Mai stii, poate ca cele spuse de femeia aceea se vor dovedi adevarate."

si striga catre capra:

Capra, behaie,

Masa, pune-te!

N-apuca bine sa sfarseasca ce-avea de zis si numai ce i se puse dinainte o masa asternuta cu o fata alba ca zapada; iar pe masa, randuite cum se cuvenea, o farfurie, un cutit, o furculita si o lingura, toate numai din argint. Cat despre mancarurile care se insirau pe masa, ce sa va mai spun, erau dintre cele mai alese si abureau de parca ar fi fost luate chiar atunci de pe vatra.

Fata manca din toate cu pofta, caci flamanzise de ajuns. Dupa ce se satura de-a binelea, grai catre capra, asa cum o invatase zana:

Capra, behaie,

Masa, ridica-te!

si masa disparu pe data ca si cum n-ar fi fost.

"asta-i un lucru minunat! gandi Doi-ochi. De-acuma s-a sfarsit cu foamea!"

si biata fata era vesela si zburda de fericire.

Seara, cand se intoarse cu capra de la pasune, gasi pe masa, intr-o strachioara de pamant, bruma de mancare pe care i-o lasasera surorile cele haine. Dar Doi-ochi nici nu se atinse de ea.

A doua zi porni din nou cu capra la pascut si la inapoiere lasa neatinse in strachina firimiturile pe care i le pusesera surorile.

Prima si a doua oara surorile nu observara nimic. Dar cum mancarea ramanea mereu neatinsa in strachina, greu nu le fu sa bage de seama asta. Se minunara ele de asa treaba si incepura a-si destainui gandurile:

- Cu Doi-ochi nu-i lucru curat. inainte venea sa se planga ca nu-i ajunge cat ii dadeam si manca de nu mai ramanea nici o picatura, iar acuma nu se mai atinge de nimic. Pesemne c-a gasit vreun alt mijloc ca sa-si astampere foamea.

Ca sa afle adevarul, hotarara ca Un-ochi s-o insoteasca pe Doi-ochi cand s-o duce a doua zi cu capra la pasune. Nu era treaba usoara, caci trebuia sa bage bine de seama ce se petrece acolo, daca nu cumva vreun strain ii aduce de mancare fetei.

A doua zi, cand Doi-ochi fu gata s-o porneasca la camp, Un-ochi se apropie de dansa si-i spuse:

- Azi merg si eu cu tine! Vreau sa vad daca pazesti capra bine si daca o hranesti asa cum se cuvine.

Dar Doi-ochi ghici indata cam ce fel de ganduri nutrea Un-ochi, ca venea numai ca s-o iscodeasca. Mana capra pe unde era iarba mai inalta si mai grasa si o lasa sa pasca in voie. Apoi spuse catre Un-ochi:

- Hai sa ne asezam putintel pe iarba! stiu un cantec, o minune... N-ai vrea sa-l auzi?

Un-ochi se invoi bucuroasa, caci drumul cel lung, pe arsita soarelui, o cam obosise. Se lasa usurel in iarba si Doi-ochi incepu sa-i cante la ureche:

Un-ochi, esti treaza, oare?

Un-ochi, dormi, oare?

Canta ea asa, intr-una, pana ce Un-ochi inchise ochiul si adormi. Daca vazu fata ca soru-sa dormea bustean, nu se mai temu c-ar putea sa vada ce se intampla. Chema deci capra si-i spuse:

Capra, behaie,

Masa, pune-te!

si se aseza dinaintea mesei, de manca si bau pana ce se satura. Apoi striga din nou:

Capra, behaie,

Masa, ridica-te!

si masa disparu pe data ca si cum n-ar fi fost. Spre seara o trezi pe Un-ochi din somn si-o cam lua in ras:

- Ei, surioara, parca ziceai ca vrei sa ingrijesti de capra si, cand colo, ai tras tot timpul la aghioase, de m-ai speriat! Daca nu eram eu aici, cine stie pe unde s-ar fi ratacit hoinara asta! si ar fi trebuit s-o cauti in toata lumea... Da' acu' scoala, ca-i timpul s-o pornim spre casa!

Au ajuns ele acasa si Doi-ochi nu s-a atins de strachina ei; iar Un-ochi statea ca muta si nu-i putu povesti de fel maica-sii din ce pricina capsomana de Doi-ochi nu voia sa ia macar o imbucatura.

- M-a prins somnul pe camp si-am adormit, asa ca nu stiu!, cerca Un-ochi sa se dezvinovateasca.

A doua zi, baba o chema pe Trei-ochi si-i spuse:

- Azi o sa mergi tu la pasune impreuna cu Doi-ochi. Da' vezi de baga bine de seama tot ce se petrece pe acolo, ca nu se poate sa nu fie cineva care-i aduce pe ascuns de mancat si de baut.

Trei-ochi o cauta pe soru-sa si-i spuse:

- Maine o sa merg cu tine si eu; vreau sa vad daca ingrijesti bine capra si daca o hranesti asa cum se cuvine.

Dar fata pricepu ce ganduri nutrea Trei-ochi, ca venea numai ca s-o iscodeasca. Mana capra pe unde era iarba mai inalta si mai grasa si apoi grai catre soru-sa:

- Hai sa ne asezam putintel pe iarba! stiu eu un cantec, o minune! N-ai vrea sa-l auzi?

Trei-ochi se invoi si ea bucuroasa, caci drumul cel lung, pe arsita soarelui, o cam molesise. Se lasa usurel in iarba si Doi-ochi incepu sa-i cante la ureche:

Trei-ochi, esti treaza, oare?

Dar in loc sa continue cantecul:

Trei-ochi, dormi, oare?

Canta din neatentie:

Doi-ochi, dormi, oare?

si canta asa, mereu:

Trei-ochi, esti treaza, oare?

Doi-ochi, dormi, oare?

si incepu s-o cuprinda somnul pe Trei-ochi, pana cand cei doi ochi ii adormira de-a binelea; dar cel de-al treilea, pe care cantecul nu-l putuse vraji, ramase treaz. Dar cum era vicleana, Trei-ochi inchise si ochiul al treilea, ca sa para ca-i si el cuprins de somn.

Din cand in cand insa tragea cate-o ocheada si prindea cu privirea tot ce se petrecea in jur. Iar Doi-ochi, fiind incredintata ca Trei-ochi doarme in lege, striga:

Capra, behaie,

Masa, pune-te!

si dupa ce manca si bau dupa pofta inimii, porunci mesei sa dispara, cu tot ce avea pe dansa:

Capra, behaie,

Masa, ridica-te!

Dar vezi ca Trei-ochi vazuse totul, hotomana... Catre seara, Doi-ochi se apropie de locul unde dormea soru-sa si, trezind-o, o cam lua in ras:

- Ei, surioara, da' stii c-ai dormit, nu gluma! Strasnic te mai pricepi sa pasti capra! Hai, scoala, ca-i timpul s-o pornim spre casa!

Ajunsera ele acasa si Doi-ochi iar lasa mancarea neatinsa in strachina. Dar de data asta nu-i mai merse, caci Trei-ochi ii dezvalui mama-sii totul:

- Acum am aflat de ce nu vrea fudula asta sa se mai atinga de mancarea noastra! Pe camp, cum ii spune caprei:

Capra, behaie,

Masa, pune-te!

Cat ai clipi, i se si asterne dinainte o masa incarcata cu tot felul de mancari alese, dar stii, niste bunatati din care nu ne-am ospatat noi niciodata! si dupa ce se satura, numai ce-o auzi ca spune:

Capra, behaie,

Masa, ridica-te!

si masa dispare de parca nici n-ar fi fost. Le-am vazut pe toate astea cum te vad si cum ma vezi. Nu-i vorba, a incercat ea sa ma adoarma cu cantecul ei, dar noroc ca ochiul din frunte mi-a ramas treaz.

Auzind cele ce-i spune Trei-ochi, scorpia de baba se umplu de fiere si striga:

- Cum, golanca asta sa manance mai bine decat noi?! Lasa, c-o sa-i treaca ei pofta!

Se repezi furioasa in bucatarie, apuca un cutit si-l infipse in inima caprei, astfel ca nevinovatul dobitoc isi dadu pe loc duhul.

Cand Doi-ochi vazu capra teapana si fara suflare, o cuprinse jalea si, nemairabdand sa stea in casa, o porni in nestire pe camp. Dupa ce obosi de atata umblet, se aseza la o margine de drum si incepu sa planga cu lacrimi amare. si deodata, zana fu din nou langa ea si-o intreba cu blandete:

- Doi-ochi, de ce plangi iarasi?

- Cum sa nu plang, suspina Doi-ochi, daca mama mi-a omorat capra? in fiecare zi o rugam frumos, asa cum ma invatasesi matale, si-mi asternea numai bunatati pe masa, de mancam pe indestulate. Dar acu', totul s-a sfarsit: iar o sa rabd de foame si-or sa ma napadeasca necazurile!

Zana insa o imbarbata:

- Nu te necaji, Doi-ochi, ci mai bine asculta de sfatul pe care ti-l dau, ca e un sfat bun. Roaga-te de surorile tale sa-ti dea maruntaiele caprei si, de cum le-oi avea, ingroapa-le in pamant, dinaintea usii. De-i face asa cum iti spun, n-o sa-ti para rau.

si pieri parca luata de vant.

Doi-ochi alerga indata acasa si le ruga pe cele doua surori:

- Dragi surioare, dati-mi si mie ceva de la capra. Ca doar nu cer cine stie ce, si m-as multumi si cu maruntaiele.

Surorile se pornira pe ras:

- Daca e vorba numai de-atata, ia-le!

Doi-ochi lua maruntaiele si cand se lasa noaptea le ingropa pe ascuns dinaintea usii, asa cum o povatuise zana.

A doua zi cand se trezira cu toatele si dadura sa iasa pe usa, ce sa vezi? Drept in fata lor se inalta o minunatie de pom, cu frunzele de argint si incarcat cu poame de aur! si era marul asta asa de frumos, ca nu cred sa-i fi gasit pereche pe lume. Fetele cascau ochii de mirare si se minunau cum de-a putut creste peste noapte un asemenea pom. Dar Doi-ochi pricepu ca marul rasarise din maruntaiele caprei, caci el crescuse tocmai pe locul unde ea le ingropase.

Dupa ce li se mai potoli mirarea, baba o indemna pe Un-ochi:

- Urca-te in pom, fata mea, si culege niste mere! Un-ochi se urca in pom, dar cum dadea sa apuce un mar de aur, crengile ii scapau din maini de parca le-ar fi gonit vreun duh. incerca ea de mai multe ori, dar de fiecare data patea la fel. si desi se caznise din rasputeri si se inversunase, nu putu culege nici un mar.

Vazand ca Un-ochi se trudeste degeaba, maica-sa o striga pe fata cea mijlocie:

- Trei-ochi, ia urca-te tu in pom, ca soru-ta nu-i buna de nimic! Cu cei trei ochi ai tai o sa vezi mai bine merele decat Un-ochi.

Un-ochi se dadu jos din pom si se urca soru-sa. Dar nici ea nu se dovedi mai indemanatica. De-ar fi stat printre crengi o vesnicie, tot n-ar fi reusit sa apuce un mar, ca de indata ce intindea mana merele se dadeau la o parte.

Pana la urma, baba isi pierdu rabdarea si, cum era suparata foc, se urca si ea in pom. Dar o pati la fel ca si cele doua fiice ale sale: cand credea c-a pus mana pe-un mar, marul numai ce-i scapa printre degete, de ramanea cu mainile-n gol... si asa se facu ca n-a putut culege nici unul...

Atunci Doi-ochi spuse:

- Ia sa incerc si eu, poate c-oi izbuti. Dar surorile o infruntara:

- Te-ai gasit tocmai tu! Ce isprava ai putea face cu ai doi ochi ai tai?

Fata nu lua insa seama la vorbele lor si se urca in pom. si de cum ajunse sus, merele de aur nu se mai trasera indarat, ci-i veneau la indemana, numai bine sa le culeaga. si asa aduna Doi-ochi o poala plina. Maica-sa i le lua indata si se infurie la gandul ca numai nevolnica de Doi-ochi izbutise sa culeaga merele, in timp ce ea si cele doua fiice ale sale nu putusera face nici o isprava. si-n loc sa-i multumeasca cu toatele, prinsera si mai mare ura pe dansa si incepura a o prigoni si mai mult.

intr-o zi, cum stateau tustrele in jurul pomului, se intampla sa treaca pe-acolo calare un tanar ce parea a fi de neam. Zarindu-l de departe, cele doua surori strigara:

- Doi-ochi, ascunde-te repede, sa nu ne faci cumva casa de ocara!

si apucand in graba un butoi gol ce se afla langa pom, il rasturnara peste Doi-ochi si mai tupilara sub el si merele de aur pe care tocmai le culesese fata.

Calaretul se apropie de poarta si ce sa va spun! Era un voinic de flacau, tare mandru la chip! Opri calul si, parca fermecat, ramase cu ochii atintiti la minunatia de pom cu frunzele de argint si poame de aur.

- Al cui o fi pomul asta nemaivazut? intreba el pe cele doua surori. Ca de mi-ar darui si mie o creanga, i-as da orice mi-ar cere in schimb. Cele doua surori il incredintara ca pomul e al lor si se aratara bucuroase sa-i poata indeplini dorinta. Dar oricat se straduira sa rupa o creanga, totul fu zadarnic: crengile cu poame se trageau tot mereu inapoi, de nu fu chip sa apuce nici una din ele barem o crenguta.

Atunci flacaul le zise:

- Mare minune si asta! V-ati laudat c-ar fi pomul vostru si, cand colo, nu sunteti in stare sa rupeti macar o creanga din el!

Dar ele nu si nu, o tineau intruna ca pomul ar fi al lor. Doi-ochi auzise totul si, inciudata ca surorile ei nu spuneau adevarul, ridica butoiul si dadu drumul la cateva mere, care se oprira tocmai la picioarele flacaului. Cand le vazu, ramase cu ochii la ele, uimit, si intreba de unde veneau merele. si cum n-avura incotro, surorile trebuira sa marturiseasca, spasite, ca mai au o sora, dar ca pe sora asta a lor nu o puteau lasa sa se infatiseze dinaintea flacaului, caci nu avea decat doi ochi, ca toti oamenii de rand... Calaretul nu lua seama la vorbele lor si, cum voia s-o vada, striga:

- Doi-ochi, unde esti? Ia vino incoace!

Atunci Doi-ochi iesi fara teama de sub butoi si calaretul, fermecat de-o asemenea frumusete nepamanteana, ii vorbi cu toata caldura:

- imi spune inima ca tu ai sa poti rupe o creanga din pom!

- De buna seama c-am sa pot, raspunse Doi-ochi, ca doar e pomul meu.

Se urca in pom si fara nici un pic de osteneala rupse o creanga cu frunze subtirele de argint si poame de aur si-o intinse flacaului.

- Cu ce te-as putea rasplati? intreba el.

- Vai de mine, sarmana! De dimineata si pana seara trebuie sa rabd de foame si de sete si-mi duc viata numai in amar si suferinta. De te-ai indura sa ma iei cu tine si sa ma mantui de chinul acesta, altceva nu mi-ar mai trebui!

Flacaul se apleca spre ea si, ridicand-o usurel, ca pe-o dulce povara, o aseza langa el pe sa si-o aduse acasa, la palatul lui. Acolo porunci sa i se dea cele mai frumoase vesminte si sa fie ospatata dupa pofta inimii. si fiindca o indragise nespus, o lua de nevasta. si praznuira o nunta cu mare alai si veselie.

Daca vazura surorile ca flacaul cel frumos o ia pe Doi-ochi cu el, incepura s-o pizmuiasca si mai mult pentru norocul care daduse peste ea.

Dar de la o vreme parca incepu sa li se ogoiasca inima... si prinsera a gandi ele in sinea lor: "Barem tot e bine ca ne-a ramas un lucru de pret; pomul cel minunat e aici si, cu toate ca niciodata n-o sa-i putem culege roadele, o sa i se duca faima atat de departe, ca o multime de oameni, de prin toate colturile lumii, vor veni sa-l priveasca si sa-l laude! si, cine stie, poate c-o sa ne surada iar norocul!" Dar si aceasta speranta se spulbera ca un vis. A doua zi dimineata, ia pomul de unde nu-i! Pierise ca fumul... si o data cu el pierise si nadejdea... si chiar in aceeasi zi, privind pe fereastra, Doi-ochi vazu minunatia de pom cu frunzele de argint in fata iatacului ei... Ce alta ar fi putut sa-i bucure mai mult sufletul?! Pomul isi urmase stapana.

Trai Doi-ochi ani multi, in bucurie si fericire, si aproape ca uitase cate avusese de patimit de pe urma celor doua surori haine. Dar iata ca intr-o buna zi doua femei sarmane batura la poarta castelului, cerand de pomana. si privindu-le mai cu luare-aminte, Doi-ochi recunoscu in cele doua cersetoare pe surorile ei. Saracisera intr-atat, ca ajunsesera sa mearga din poarta-n poarta, cerand sa fie miluite macar c-un codru de paine.

Doi-ochi le primi cu bucurie si se ingriji ca de acum incolo sa nu mai duca lipsa de nimic. Iar cele doua surori haine, vazand atata bunatate din partea ei, se caira amarnic pentru raul pe care i-l facusera in tinerete.




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