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Il forte Hans

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Strong Hans


C'era una volta un uomo e sua moglie che avevano un solo bambino. Essi vivevano soletti in una vallata deserta. Un giorno la donna andò nel bosco per raccogliere rami secchi e prese con se il piccolo Hans che aveva giusto due anni. Se era agli inizi della primavera, e il piccolino si divertì molto nel vedere tutti i fiori che stavano allora sbocciando. Così che, correndo dall'uno all'altro, Hans e la sua mamma s'inoltrarono un bel pezzo nella foresta. All'improvviso due briganti saltarono fuori da un cespuglio e, afferrati entrambi, li portarono nel cuore del bosco, dove da anni e anni nessuno aveva messo piede. La povera donna li supplicò in ogni modo di lasciarla tornare a casa con il suo piccolo, ma quei due avevano il cuore di pietra e non badarono affatto ai suoi pianti e alle sue preghiere: anzi, la costrinsero ancor più brutalmente a seguirli. Dopo aver camminato per più di due miglia fra rovi e cespugli, giunsero a una rupe in cui si apriva una porta: bussarono e la porta si aprì da sola. S'inoltrarono per un lungo corridoio buio e alla fine giunsero in una vasta caverna illuminata da un gran fuoco che ardeva nel focolare. Alle pareti erano appese spade, sciabole e altre armi che brillavano al bagliore delle fiamme; nel mezzo della caverna c'era una tavola nera intorno a cui altri briganti giocavano a carte. A capotavola sedeva il capo brigante. Costui, non appena vide la donna, si alzò le andò incontro e le disse che, se stava tranquilla e non faceva storie, non le avrebbero fatto alcun male. Volevano solo che badasse alle faccende di casa: se avesse tenuto tutto in ordine sarebbe stata trattata benissimo. Così dicendo le diede da mangiare e le indicò il letto in cui avrebbe dovuto dormire col suo bambino. La donna rimase parecchi anni con quei briganti e Hans divenne grande e forte. La mamma gli raccontava antiche fiabe e gli insegnò a leggere su un vecchio libro di racconti cavallereschi che aveva trovato nella caverna. Quando Hans ebbe compiuto gli undici anni, si fece un grosso bastone con un ramo di abete, lo nascose nel suo letto e si presentò alla madre chiedendole: "Cara mamma, dimmi chi è mio padre, perché devo e voglio conoscerlo." Ma la madre non gli rispose nulla per timore che lo prendesse la nostalgia della casa. Ed ella sapeva bene che i briganti non lo avrebbero lasciato fuggire. Ma le si spezzava il cuore all'idea che il suo Hans non avrebbe più rivisto il padre. La notte, quando i briganti tornarono dalle loro rapine, Hans tirò fuori il suo bastone e, piantatosi davanti al capo, gli chiese: "Io voglio sapere chi è mio padre, e se voi non volete rispondermi vi prendo a legnate quanti siete." Il capo si mise a ridere appioppandogli un tale scapaccione da mandarlo a ruzzolare sotto la tavola. Hans si rimise subito in piedi, ma non disse nulla pensando:?gAspetterò ancora un anno e poi proverò ancora; forse allora me la caverò meglio." Quando l'anno fu trascorso, Hans tornò a prendere il suo bastone, lo lisciò ben bene, osservando con molta soddisfazione che era un'arma solida e adatta al suo scopo. A notte i briganti tornarono e cominciarono a bere un fiasco dietro l'altro, finché rimasero tutti con le teste ciondolanti sulla tavola. Allora Hans prese il bastone e, piantatosi davanti al capo, gli domandò ancora: "Chi è mio padre?" Il capo, invece di rispondergli, gli menò un altro scapaccione che lo fece ruzzolare ancora una volta sotto la tavola; ma Hans fu subito in piedi e cominciò a menare legnate sul capo brigante e su tutti gli altri con tal forza che in breve tutti avevano le braccia e le gambe ammaccate e non potevano muoversi. La madre, frattanto, era rimasta in un angolo della caverna, sbigottita dalla forza e del coraggio di suo figlio. Quando a lui, appena terminata la sua impresa, le corse accanto e disse: "Come vedi non scherzo; adesso voglio sapere chi &egr ave; mio padre."

"Caro Hans" ella rispose, "andiamocene via e cerchiamo finché non lo avremo trovato." Tolse la chiave della caverna al capo, che era tutto intontito, mentre Hans, dopo essersi procurato un grosso sacco, lo riempiva d'oro, d'argento e di tutte le cose preziose che potè trovare, caricandoselo poi in spalla. Lasciarono la caverna, e immaginate quale fu lo stupore di Hans quando uscì dall'oscurità di quell'antro alla luce del giorno e vide gli alberi verdi, i fiori, gli uccelli e il sole che splendeva alto nel cielo azzurro. Attonito si guardava intorno pieno di gioioso sgomento mentre sua madre cercava la strada per tornare alla loro casa di un tempo. Dopo due ore di cammino, la raggiunsero felicemente nella solitaria vallata. Il padre sedeva sulla porta, versò lacrime di gioia nel riconoscere la moglie e nell'udire che Hans, il quale sebbene avesse dodici anni, lo soprastava di tutta la testa, era suo figlio: li credeva morti da tempo. Entrarono in casa, e Hans depose il suo sacco nell'angolo del camino: ma il pavimento non resse al peso, cedette e tutto andò a finire in cantina. "Il cielo ti protegga!" esclamò il padre: "Che succede? Tu mi mandi la casa in rovina." - "Caro babbo," rispose Hans, "non fare i capelli bianchi per questo: nel mio sacco c'è molto di più di quanto occorra per ricostruire una casa."

Padre e figlio cominciarono subito a costruire una nuova casa, e poi acquistarono bestiame e terreni, e ogni settimana andavano al mercato a vendere i prodotti. Hans arava i campi, e quando egli stava dietro l'aratro e lo spingeva, i buoi avevano ben poco da tirare. La primavera seguente Hans disse: "Babbo mio, dammi qualche soldo, e lascia che mi faccia un bel bastone di cinquanta libbre e me ne vada un po' per il mondo." Quando il bastone fu pronto, Hans lasciò la casa paterna e se ne andò di buon passo finché giunse a una grande e folta foresta. A un tratto sentì uno scricchiolio e, guardandosi attorno, vide un abete con il tronco attorcigliato come una corda. Alzando gli occhi, scorse un pezzo d'uomo che, afferrato l'albero, lo stava torcendo come un fuscello. "Ohè," gridò Hans, "che diavolo fate?" - "Ho raccolto un po' di fascine" rispose l'altro, "e adesso mi fabbrico una corda per tenerle insieme."?gQuesto è un tipo in gamba,?g pensò Hans,?gmi può essere utile." - "Lascia quel lavoro e vieni con me." L'uomo scese dall'albero e si avviò con Hans; lo superava di tutta la testa sebbene Hans non fosse davvero piccolo. "Ti chiamerai Torci-abeti" gli disse Hans.

Strada facendo udirono battere e picchiare con tanta forza che la terra tremava ad ogni colpo: poco dopo giunsero a una rupe che un gigante stava frantumando a furia di pugni. Hans gli domandò che cosa facesse e quello rispose: "La notte, quando dormo, orsi, lupi e altre bestiole del genere mi annusano e mi girano attorno impedendomi di dormire; e così ho deciso di costruirmi una casa: come vedi mi sto procurando le pietre."?gBene,?g pensò Hans,?ganche tu mi puoi essere utile." E poi disse al gigante: "Vieni con me e non pensare per ora a costruirti una casa. Ti chiamerai Schianta-rupi." Il gigante acconsentì, e tutti e tre proseguirono per la foresta. Dove passavano, le belve scappavano via atterrite. A sera giunsero a un vecchio castello abbandonato; vi entrarono e si sdraiarono nel salone per dormire. Il mattino seguente Hans scese in giardino e lo trovò tutto incolto e pieno di pruni e di sterpi. Mentre girellava di qua e di la, un gran cinghiale gli si avventò improvvisamente addosso, ma lui gli menò una tal legnata col suo bastone che la bestia stramazzò morta ai suoi piedi. Hans se lo caricò sulle spalle, lo portò a casa, e lo infilò in uno spiedo per arrostirlo, tutto contento del festino che stava per ammannire ai suoi compagni. Dopo aver desinato, i tre amici decisero che ogni giorno, a turno, due di loro sarebbero andati a caccia e il terzo sarebbe rimasto a casa per far cucina: ognuno avrebbe avuto nove libbre di carne. Il primo giorno Hans e Schianta-rupi andarono a caccia e rimase a casa Torci-abeti. Mentre era tutto intento ai fornelli, capitò al castello un vecchietto tutto raggrinzito chiedendo un po' di carne. "Levati dai piedi, vermiciattolo" gli disse il cuoco. "Tu non hai bisogno di carne." Ma aveva appena pronunciato queste parole che, con sua gran meraviglia, lo striminzito ometto gli saltò addosso menandogli una tal carica di pugni che lui non riuscì a pararne uno solo e ruzzolò a terra senza fiato. Solo quando ebbe preso piena vendetta l''ometto se ne andò. Quando gli altri due tornarono dalla caccia, Torci-abeti non disse nulla del vecchietto e dei suoi pugni pensando che, quando sarebbe toccato a loro di rimanere a casa, avrebbero sperimentato direttamente di che cosa si trattava; e questa idea lo divertiva un mucchio. Il giorno dopo, secondo l'accordo, rimase a casa Schianta-rupi a cui capitò esattamente ciò che era capitato al suo compagno: il vecchietto lo pestò di santa ragione perché gli aveva negato un po' di carne. Al ritorno dalla caccia, Torci-abeti, solo a guardare in viso Schianta-rupi, capì subito quello che era successo: ma nessuno dei due disse parola pensando che anche Hans doveva sentire il gusto di quella minestra. Il giorno dopo era la volta di Hans, ed egli si mise a lavorare in cucina di buona lena. Stava appunto lucidando una pentola quando arrivò l'ometto e gli domandò un pezzo di carne senza tanti complimenti.?gE' un povero diavolo," pensò Hans,?ggli darò un po' della mia parte in modo che gli altri non abbiano a rimetterci." E gli allungò un bel pezzo di arrosto. Il nano lo divorò in un battibaleno e ne domandò ancora. Hans, di buon cuore, lo accontentò facendogli notare che, dopo quella bella fetta, poteva dirsi soddisfatto. Ma, poiché il nano continuava a richiederne, Hans concluse: "Dovresti vergognarti a essere così ingordo."

L'irascibile nano cercò subito di saltargli addosso e di pettinarlo come aveva fatto con Torci-abeti e Schianta-rupi, ma aveva scelto male il suo uomo perché Hans con un paio di pugni gli fece ruzzolare tutte le scale del castello. Poi gli corse appresso, ma avendo preso troppo slancio, gli cadde addosso: quando si rialzò, il nano già lontano. Riuscì tuttavia a inseguirlo fin nella foresta e lo vide scivolare dentro una fessura della roccia. Allora si fissò bene in mente il luogo e tornò a casa. Gli altri due, quando tornarono da caccia, si meravigliarono al vederlo così allegro e tranquillo. Egli raccontò quello che era avvenuto durante la loro assenza e allora anch'essi gli raccontarono la loro avventura. "Vi sta bene" disse Hans, canzonandoli, "non dovevate essere così avari. E come si fa, quando si è grandi e grossi come voi, a farsi prendere a pugni da un nano?"

Dopo desinare, presero una cesta e un bastone e si recarono tutti e tre alla caverna in cui era sgattaiolato il nanetto: misero Hans nella cesta e lo calarono giù col suo bravo bastone in mano. Arrivato in fondo all'abisso, egli vide una porta e, apertala, si trovò di fronte una fanciulla più bella che non si possa descrivere: accanto a lei c'era il nano, il quale, appena lo scorse, mostrò i denti soffiando come un gatto arrabbiato. La fanciulla era incatenata e guardava Hans con tanta tristezza che egli ne fu profondamente commosso.?gDevo assolutamente liberarla da questo nano maledetto," pensò. E menò un tal colpo sulla testa del malvagio vecchio, che lo stese morto. Nello stesso momento caddero le catene della fanciulla, e Hans rimase affascinato dalla sua bellezza. Ella gli raccontò di essere una principessa rapita da un barone ribelle e nascosta in quella caverna perché non aveva voluto accettarlo come marito. Il barone stesso le aveva messo a fianco come custode quel nano che l'aveva tormentata in mille modi. Allora Hans mise la fanciulla nella cesta e la fece tirar su; ma, quando la cesta scese ancora, non fidandosi dei compagni, i quali gli avevano già dimostrato la loro falsità non dicendogli nulla del nano, mise nella cesta solo l suo pesante bastone, e fu un buon indovino perché, dopo averla tirata su per un pezzo, i due lasciarono cadere la cesta di schianto e Hans, se ci fosse stato dentro, si sarebbe sfracellato. Ma adesso non sapeva davvero come andarsene da quella caverna, e per quando si guardasse attorno, rimase un pezzo senza sapere che decisione prendere. Mentre andava in su e in giù, si trovò ancora davanti al nano disteso a terra e si accorse che aveva al dito un anello di meraviglioso splendore. Glielo tolse, se lo infilò, e appena lo ebbe stretto un poco udì un fruscio sulla sua testa: guardò in alto e vide due spiritelli che volavano nell'aria dicendogli che adesso egli era il loro signore e invitandolo a esprimere tutti i suoi desideri. Hans a tutta prima rimase di stucco, ma poi chiese di essere riportato alla luce del giorno. Fu immediatamente obbedito e riportato a volo fino all'orlo della caverna; quando però mise piede a terra, non vide nessuno, e anche il castello era stato abbandonato. Torci-abeti e Schianta-rupi erano fuggiti portandosi via la bella fanciulla. Hans diede subito una stretta al suo anello, e gli spiritelli apparvero avvertendolo che i due falsi amici erano già in alto mare: non potè fare altro che correre alla spiaggia, appena in tempo per vedere in lontananza la nave in cui si erano imbarcati i due perfidi compari.pieno di ansia e di furore, saltò in acqua col suo bastone in mano e cominciò a nuotare; ma il peso dell'enorme bastone gli impediva di tener la testa sopra le onde. Stava proprio per annegare quando ricorse ancora al suo anello, e subito gli spiritelli apparvero e lo portarono sulla nave con la velocità di un lampo. Senza perder tempo, Hans cominciò a lavorare con il bastone e diede ai due traditori una meritata lezione, buttandoli quindi in mare. Poi diresse la nave verso la patria della bella principessa, che, nelle mani dei due giganti, aveva passato le più orribili paure, e la restituì ai suoi genitori. Poco dopo Hans sposò la principessa, e le loro nozze avvennero tra splendidi festeggiamenti.
There were once a man and a woman who had an only child, and lived quite alone in a solitary valley. It came to pass that the mother once went into the wood to gather branches of fir, and took with her little Hans, who was just two years old. As it was spring-time, and the child took pleasure in the many-coloured flowers, she went still further onwards with him into the forest. Suddenly two robbers sprang out of the thicket, seized the mother and child, and carried them far away into the black forest, where no one ever came from one year's end to another. The poor woman urgently begged the robbers to set her and her child free, but their hearts were made of stone, they would not listen to her prayers and entreaties, and drove her on farther by force. After they had worked their way through bushes and briars for about two miles, they came to a rock where there was a door, at which the robbers knocked and it opened at once. They had to go through a long dark passage, and at last came into a great cavern, which was lighted by a fire which burnt on the hearth. On the wall hung swords, sabres, and other deadly weapons which gleamed in the light, and in the midst stood a black table at which four other robbers were sitting gambling, and the captain sat at the head of it. As soon as he saw the woman he came and spoke to her, and told her to be at ease and have no fear, they would do nothing to hurt her, but she must look after the house-keeping, and if she kept everything in order, she should not fare ill with them. Thereupon they gave her something to eat, and showed her a bed where she might sleep with her child.
The woman stayed many years with the robbers, and Hans grew tall and strong. His mother told him stories, and taught him to read an old book of tales about knights which she found in the cave. When Hans was nine years old, he made himself a strong club out of a branch of fir, hid it behind the bed, and then went to his mother and said, "Dear mother, pray tell me who is my father; I must and will know." His mother was silent and would not tell him, that he might not become home-sick; moreover she knew that the godless robbers would not let him go away, but it almost broke her heart that Hans should not go to his father. In the night, when the robbers came home from their robbing expedition, Hans brought out his club, stood before the captain, and said, "I now wish to know who is my father, and if thou dost not at once tell me I will strike thee down." Then the captain laughed, and gave Hans such a box on the ear that he rolled under the table. Hans got up again, held his tongue, and thought, "I will wait another year and then try again, perhaps I shall do better then." When the year was over, he brought out his club again, rubbed the dust off it, looked at it well, and said, "It is a stout strong club." At night the robbers came home, drank one jug of wine after another, and their heads began to be heavy. Then Hans brought out his club, placed himself before the captain, and asked him who was his father? But the captain again gave him such a vigorous box on the ear that Hans rolled under the table, but it was not long before he was up again, and beat the captain and the robbers so with his club, that they could no longer move either their arms or their legs. His mother stood in a corner full of admiration of his bravery and strength. When Hans had done his work, he went to his mother, and said, "Now I have shown myself to be in earnest, but now I must also know who is my father." - "Dear Hans," answered the mother, "come, we will go and seek him until we find him." She took from the captain the key to the entrance-door, and Hans fetched a great meal-sack and packed into it gold and silver, and whatsoever else he could find that was beautiful, until it was full, and then he took it on his back. They left the cave, but how Hans did open his eyes when he came out of the darkness into daylight, and saw the green forest, and the flowers, and the birds, and the morning sun in the sky. He stood there and wondered at everything just as if he had not been very wise. His mother looked for the way home, and when they had walked for a couple of hours, they got safely into their lonely valley and to their little house. The father was sitting in the doorway. He wept for joy when he recognized his wife and heard that Hans was his son, for he had long regarded them both as dead. But Hans, although he was not twelve years old, was a head taller than his father. They went into the little room together, but Hans had scarcely put his sack on the bench by the stove, than the whole house began to crack the bench broke down and then the floor, and the heavy sack fell through into the cellar. "God save us!" cried the father, "what's that? Now thou hast broken our little house to pieces!" - "Don't grow any grey hairs about that, dear father," answered Hans; "there, in that sack, is more than is wanting for a new house." The father and Hans at once began to build a new house; to buy cattle and land, and to keep a farm. Hans ploughed the fields, and when he followed the plough and pushed it into the ground, the bullocks had scarcely any need to draw. The next spring, Hans said, "Keep all the money and get a walking-stick that weighs a hundred-weight made for me that I may go a-travelling." When the wished-for stick was ready, he left his father's house, went forth, and came to a deep, dark forest. There he heard something crunching and cracking, looked round, and saw a fir-tree which was wound round like a rope from the bottom to the top, and when he looked upwards he saw a great fellow who had laid hold of the tree and was twisting it like a willow-wand. "Hollo!" cried Hans, "what art thou doing up there?" the fellow replied, "I got some faggots together yesterday and am twisting a rope for them." - "That is what I like," thought Hans, "he has some strength," and he called to him, "Leave that alone, and come with me." The fellow came down, and he was taller by a whole head than Hans, and Hans was not little. "Thy name is now Fir-twister," said Hans to him. Thereupon they went further and heard something knocking and hammering with such force that the ground shook at every stroke. Shortly afterwards they came to a mighty rock, before which a giant was standing and striking great pieces of it away with his fist. When Hans asked what he was about, he answered, "At night, when I want to sleep, bears, wolves, and other vermin of that kind come, which sniff and snuffle about me and won't let me rest; so I want to build myself a house and lay myself inside it, so that I may have some peace." - "Oh, indeed," thought Hans, "I can make use of this one also;" and said to him, "Leave thy house-building alone, and go with me; thou shalt be called Rock-splitter." The man consented, and they all three roamed through the forest, and wherever they went the wild beasts were terrified, and ran away from them. In the evening they came to an old deserted castle, went up into it, and laid themselves down in the hall to sleep. The next morning Hans went into the garden. It had run quite wild, and was full of thorns and bushes. And as he was thus walking round about, a wild boar rushed at him; he, however, gave it such a blow with his club that it fell directly. He took it on his shoulders and carried it in, and they put it on a spit, roasted it, and enjoyed themselves. Then they arranged that each day, in turn, two should go out hunting, and one should stay at home, and cook nine pounds of meat for each of them. Fir-twister stayed at home the first, and Hans and Rock-splitter went out hunting. When Fir-twister was busy cooking, a little shrivelled-up old mannikin came to him in the castle, and asked for some meat. "Be off, sly hypocrite," he answered, "thou needest no meat." But how astonished Fir-twister was when the little insignificant dwarf sprang up at him, and belaboured him so with his fists that he could not defend himself, but fell on the ground and gasped for breath! The dwarf did not go away until he had thoroughly vented his anger on him. When the two others came home from hunting, Fir-twister said nothing to them of the old mannikin and of the blows which he himself had received, and thought, "When they stay at home, they may just try their chance with the little scrubbing-brush;" and the mere thought of that gave him pleasure already.

The next day Rock-splitter stayed at home, and he fared just as Fir-twister had done, he was very ill-treated by the dwarf because he was not willing to give him any meat. When the others came home in the evening, Fir-twister easily saw what he had suffered, but both kept silence, and thought, "Hans also must taste some of that soup."

Hans, who had to stay at home the next day, did his work in the kitchen as it had to be done, and as he was standing skimming the pan, the dwarf came and without more ado demanded a bit of meat. Then Hans thought, "He is a poor wretch, I will give him some of my share, that the others may not run short," and handed him a bit. When the dwarf had devoured it, he again asked for some meat, and good-natured Hans gave it to him, and told him it was a handsome piece, and that he was to be content with it. But the dwarf begged again for the third time. "Thou art shameless!" said Hans, and gave him none. Then the malicious dwarf wanted to spring on him and treat him as he had treated Fir-twister and Rock-splitter, but he had got to the wrong man. Hans, without exerting himself much, gave him a couple of blows which made him jump down the castle steps. Hans was about to run after him, but fell right over him, for he was so tall. When he rose up again, the dwarf had got the start of him. Hans hurried after him as far as the forest, and saw him slip into a hole in the rock. Hans now went home, but he had marked the spot. When the two others came back, they were surprised that Hans was so well. He told them what had happened, and then they no longer concealed how it had fared with them. Hans laughed and said, "It served you quite right; why were you so greedy with your meat? It is a disgrace that you who are so big should have let yourselves be beaten by the dwarf." Thereupon they took a basket and a rope, and all three went to the hole in the rock into which the dwarf had slipped, and let Hans and his club down in the basket. When Hans had reached the bottom, he found a door, and when he opened it a maiden was sitting there who was lovely as any picture, nay, so beautiful that no words can express it, and by her side sat the dwarf and grinned at Hans like a sea-cat! She, however, was bound with chains, and looked so mournfully at him that Hans felt great pity for her, and thought to himself, "Thou must deliver her out of the power of the wicked dwarf," and gave him such a blow with his club that he fell down dead. Immediately the chains fell from the maiden, and Hans was enraptured with her beauty. She told him she was a King's daughter whom a savage count had stolen away from her home, and imprisoned there among the rocks, because she would have nothing to say to him. The count had, however, set the dwarf as a watchman, and he had made her bear misery and vexation enough. And now Hans placed the maiden in the basket and had her drawn up; the basket came down again, but Hans did not trust his two companions, and thought, "They have already shown themselves to be false, and told me nothing about the dwarf; who knows what design they may have against me?" So he put his club in the basket, and it was lucky he did; for when the basket was half-way up, they let it fall again, and if Hans had really been sitting in it he would have been killed. But now he did not know how he was to work his way out of the depths, and when he turned it over and over in his mind he found no counsel. "It is indeed sad," said he to himself, "that I have to waste away down here," and as he was thus walking backwards and forwards, he once more came to the little chamber where the maiden had been sitting, and saw that the dwarf had a ring on his finger which shone and sparkled. Then he drew it off and put it on, and when he turned it round on his finger, he suddenly heard something rustle over his head. He looked up and saw spirits of the air hovering above, who told him he was their master, and asked what his desire might be? Hans was at first struck dumb, but afterwards he said that they were to carry him above again. They obeyed instantly, and it was just as if he had flown up himself. When, however, he was above again, he found no one in sight. Fir-twister and Rock-splitter had hurried away, and had taken the beautiful maiden with them. But Hans turned the ring, and the spirits of the air came and told him that the two were on the sea. Hans ran and ran without stopping, until he came to the sea-shore, and there far, far out on the water, he perceived a little boat in which his faithless comrades were sitting; and in fierce anger he leapt, without thinking what he was doing, club in hand into the water, and began to swim, but the club, which weighed a hundredweight, dragged him deep down until he was all but drowned. Then in the very nick of time he turned his ring, and immediately the spirits of the air came and bore him as swift as lightning into the boat. He swung his club and gave his wicked comrades the reward they merited and threw them into the water, and then he sailed with the beautiful maiden, who had been in the greatest alarm, and whom he delivered for the second time, home to her father and mother, and married her, and all rejoiced exceedingly.




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