ITALIANO

La guardiana delle oche alla fonte

ENGLISH

The goose-girl at the well


C'era una volta una donnetta vecchia, vecchissima, che viveva col suo branco di oche, in una radura fra i monti e là aveva una casetta. La radura era circondata da un gran bosco, ogni mattina la vecchia prendeva le stampelle e arrancava nel bosco. E la vecchia donna era molto occupata, molto di più di quanto competesse alla sua età: faceva erba per le sue oche, per sé coglieva frutta selvatica quella che si trovava a portata di mano, e portava a casa tutto sulla schiena. Si poteva pensare che quel gran peso potesse schiacciarla al suolo, invece lo portava a casa senza gran fatica. Se incontrava qualcuno lo salutava con molta gentilezza: "Buon giorno, compaesano, oggi il tempo è bello! Già, certo vi stupirete che mi tiri dietro quest'erba, ma ciascuno ha da prendersi il suo peso sulle spalle."

Ma la gente non la incontrava volentieri e preferiva allungar la strada, se un padre le passava accanto con il suo bambino, subito gli sussurrava: "Guardati da quella vecchia, è furba come il diavolo, è una strega." Una mattina veniva attraverso il bosco un bel giovane! Il sole splendeva alto, gli uccelli cantavano e fra gli alberi spirava una brezza fresca, ed egli era contento e felice. Non aveva ancora incontrato nessuno, quando d'un tratto scorse la vecchia strega inginocchiata che tagliava l'erba con la roncola. In un telo ne aveva già messo un bel pò, e lì accanto c'erano due cesti pieni di pere e di mele selvatiche. "Ma nonnina," disse egli, "come fai a portar via tutta questa roba?" - "Debbo portarla, caro signore," rispose lei, "i figli dei ricchi non ne hanno bisogno. Ma presso i contadini si dice:

Non ti guardare attorno rimani gobbo tutto il giorno.

"Volete aiutarmi?," disse quando egli le si fermò accanto, "Voi avete la schiena bella dritta e le gambe giovani, per voi sarà facile. Poi la mia casa non è lontana: sta in una radura, là dietro quel monte. In due salti ci siete." Il giovane ebbe pietà della vecchia: "Veramente mio padre non è contadino," rispose, "è un conte e molto ricco, ma perché possiate vedere che non sono solo i contadini che sanno portar pesi, prenderò il vostro fastello." - "Se volete provare," disse la vecchia, "mi farà di certo piacere! Certo c'è da camminare per un'ora, ma che vi importa! E dovete portarmi anche le mele e le pere." Il giovane conte si insospettì sentendo parlare di un'ora di cammino, ma la vecchia non lo lasciò più andare, gli cacciò il fieno sulla schiena e al braccio i due canestri. "Vedete, sono leggeri come la piuma," disse. "No, non sono per niente leggeri," rispose il conte con una smorfia di dolore, "il fascio d'erba pesa come se fosse di pietra, e le mele e le pere hanno un peso tale che paiono di piombo, quasi mi manca il fiato." Aveva voglia di piantar lì tutto, ma la vecchia non gli dava pace. "Guarda un pò," disse con voce beffarda, "il giovanotto non vuole portare quello che una vecchia come me si è tirata dietro tante volte. A dir belle parole son pronti tutti, ma se si fa sul serio se la vogliono svignare. "Cosa aspetta," proseguì, "dai si muova. Quel fagotto non glielo toglie più nessuno." Fino a che il giovane camminava sul piano, poteva ancora resistere, ma quando giunsero al monte e dovettero salire, e i sassi rotolavano sotto i piedi come se fossero vivi, allora non ce la fece più. Gocce di sudore gli bagnavano la fronte e gli scivolavano giù per la schiena, ora gelide ora cocenti. "Nonnina," disse, "non ce la faccio più debbo riposarmi un pò!" - "Niente affatto," rispose la vecchia, "quando saremo arrivati potrete riposarvi, ma ora si va avanti. Chissà che non vi faccia bene." - "Vecchia, sei veramente insolente," disse il giovane, e voleva gettare a terra il fardello, ma era tutto inutile, gli stava attaccato alla schiena come se l'erba avesse messo radici! Si girò e si scosse qua e là ma non riusciva a liberarsi. La vecchia rideva e saltava con la sua gruccia, tutta contenta. "Non arrabbiatevi, caro signore, diventate rosso in faccia come un tacchino," disse, "portate il fardello con pazienza e quando saremo a casa vi darò una buona mancia."

E lui cosa poteva fare? Dovette rassegnarsi al suo destino e trascinarsi con pazienza dietro alla vecchia. Questa pareva farsi sempre più contenta e giuliva e il carico sempre più pesante. D'un tratto ella fece un balzo, saltò sul fardello, vi ci si accomodò bene e, secca e magra com'era pesava più d'una bella contadinotta. Al giovane tremavano le ginocchia, ma se non proseguiva, la vecchia lo picchiava sulle gambe con una verga o con delle ortiche. Sempre lamentandosi, egli salì il monte e, alla fine, giunse alla casa della vecchia, proprio quando stava per stramazzare al suolo. Quando le oche videro la vecchia, alzarono le ali. allungarono il collo e le corsero incontro schiamazzando "qua qua." Dietro al branco, con una verga in mano, veniva una vecchia donna, grande e grossa e brutta come la notte. "Signora madre," disse questa alla vecchia "vi è capitato qualche cosa, siete stata via tanto!" - "Tranquillizzati, figlia mia," rispose quella, "non mi è capitato niente di male, al contrario, questo buon signore ha portato il mio carico e, pensa, quando ero stanca, ha caricato anche me sulla sua schiena. La strada non ci è parsa affatto lunga, siamo stati in buona allegria e abbiamo scherzato assieme." Alla fine la vecchia scivolò giù fino per terra, gli tolse il fardello dalla schiena e i cesti dal braccio, lo guardò benevolmente e gli disse: "Adesso mettetevi sulla panca davanti all'uscio e riposate. Vi siete guadagnato il vostro compenso e lo avrete." Poi disse alla guardiana delle oche: "Tu va in casa, figlia mia, non va bene che rimani sola con un giovanotto, non si deve versar olio sul fuoco, potrebbe innamorarsi di te." Il conte non sapeva se piangere o ridere, "un tesoruccio come questo, anche se avesse trent'anni di meno, non toccherebbe certo il mio cuore."

Intanto la vecchia accarezzava e coccolava le sue oche come fossero bambini, poi entrò in casa con la figlia. Il giovane si sdraiò sulla panca sotto un melo selvatico. L'aria era dolce e tiepida, tutt'attorno si stendeva un bel prato verde. pieno di primule, timo selvatico e mille altri fiori, là in mezzo mormorava un ruscello limpido e sopra splendeva il sole, le tre oche bianche passeggiavano su e giù e si bagnavano nell'acqua. "E proprio bello qui," disse il giovane, "ma sono talmente stanco che non riesco a tener gli occhi aperti, dormirò per un pò. Basta che un colpo di vento non mi porti via le gambe, perché me le sento molli come la ricotta."

Dormiva da poco quando venne la vecchia e lo svegliò scrollandolo. "Alzati," disse, "non puoi restare qui. Ti ho tormentato. è vero, ma non ci hai poi rimesso la pelle. Ora avrai la tua ricompensa - denaro e beni non te ne servono, eccoti qualcosa d'altro." E gli mise in mano una scatoletta, ricavata da un unico smeraldo. "Conservala con cura," disse, "ti porterà fortuna." Il conte balzò in piedi e, sentendosi fresco e rinvigorito, ringraziò la vecchia del suo dono e si incamminò senza nemmeno voltarsi a rimirare la bella figlia. Aveva già fatto un bel pezzo di strada che ancora udiva l'allegro schiamazzare delle oche. In quella selvaggia radura il conte dovette vagare per tre giorni, prima di trovare la strada per uscire. Arrivò poi in una grande città e, siccome nessuno lo conosceva, lo condussero al castello reale, dove il re e la regina sedevano sul trono.

Il conte fece un inchino, trasse lo smeraldo di tasca e lo porse alla regina. Ma appena la regina l'aprì e vi guardò dentro, cadde a terra come morta. Il conte fu arrestato dai servitori del re e stavano proprio per portarlo in prigione, quando la regina riaprì gli occhi e gridò di lasciarlo libero e che tutti uscissero dalla sala perché voleva parlare da sola con lui. Quando furono soli, la regina scoppiò in lacrime e disse: "A cosa mi servono il lusso e gli onori che mi circondano se ogni mattina mi sveglio nell'ansia e nel dolore? Io ho avuto tre figlie, e la minore era talmente bella, che tutti ne rimanevano incantati! Era bianca come la neve, rosea come i fiori di melo e i suoi capelli brillavano come raggi di sole. Se piangeva, dai suoi occhi non cadevano lacrime, ma perle e pietre preziose! Quando ebbe quindici anni, il re fece comparire le figlie davanti a lui! Avreste dovuto vedere che occhi fece la gente quanto entrò la più piccola, pareva che sorgesse il sole." Il re disse: "Figlie mie, non so quando verrà il mio ultimo giorno e fino da ora voglio stabilire quello che ognuna di voi avrà dopo la mia morte! So che mi amate tutte e tre, ma quella che mi ama di più avrà la parte migliore." Ognuna disse che lo amava più delle altre. "Non sapetedirmi come mi amate?," rispose il re "così capirò il vostro pensiero." La maggiore disse: "Amo mio padre come il più dolce degli zuccheri." La seconda disse: "Amo mio padre come il vestito più bello." Ma la più piccola taceva. Allora il padre le chiese: "E tu mia carissima piccina, come mi ami?." - "Non so, non so paragonare a nulla il mio amore," disse la più piccola. Ma il padre insisteva che nominasse qualche cosa. Alla fine ella disse: "Il miglior cibo non mi piace senza sale, così amo mio padre come il sale." All'udirla il re si indignò e disse: "Se mi ami come il sale, il tuo amore sarà ricompensato con il sale."

Divise il regno fra le due prime figlie e alla più piccola fece legare un sacco di sale sulla schiena e due servi dovettero condurla nel bosco selvaggio. "Tutti abbiamo pregato ed implorato per lei," disse la regina, "ma la collera del re fu implacabile! Come piangeva la povera piccola quando dovette lasciarci. Tutta la strada fu cosparsa dalle perle che sgorgavano dai suoi occhi. Ben presto il re si pentì della sua crudeltà e mandò a cercare la fanciulla per tutto il bosco, ma nessuno riuscì a trovarla. Quando penso che le bestie feroci l'avranno divorata sono fuori di me dal dolore, talvolta mi consolo e penso che sia ancora viva e che si sia nascosta in una grotta, o abbia trovato rifugio presso qualche anima buona. Ma pensate, quando ho aperto la vostra scatolina di smeraldo, dentro c'era una perla, proprio uguale a quelle che scorrevano dagli occhi di mia figlia. Potete immaginare come d mio cuore si sia commosso a quella vista. Ditemi ora da dove viene questa perla?"

Il conte raccontò che gliela aveva data la vecchia del bosco, e che gli era risultata strana, che probabilmente era una strega, ma la figlia della regina non l'aveva vista e non ne aveva sentito parlare. Il re e la regina vollero cercare la vecchia, pensavano che dove c'era la perla lì doveva esserci anche la loro figliola.

Fuori nella radura selvaggia sedeva la vecchia e filava. Era già buio e qualche pezzo di legna che ancora ardeva nel camino mandava una luce fioca. Fuori, d'un tratto ci fu un gran baccano. le oche tornavano dalla pastura e facevano delle grida roche. Poco dopo entrò anche la figlia. La vecchia rispose appena al suo saluto e crollò un poco la testa. La figlia sedette accanto a lei; prese l'arcolaio e si mise a filare, veloce come una fanciullina. Così continuarono per due ore senza scambiarsi parola. Alla fine si udì un fruscio alla finestra e guardarono dentro due grandi occhi di fuoco: era un vecchio gufo che per tre volte gridò "Uhu." La vecchia alzò appena gli occhi, poi disse: "ora è tempo, figliola, che tu esca a fare il tuo lavoro."

La figlia si alzò ed uscì. Ma dove andò? Attraverso i prati. giù giù fino alla valle, fino a che giunse ad una fonte dove c'erano tre vecchie querce. La luna era grande e tonda sopra la montagna ed era tanto chiaro che si sarebbe potuto trovare uno spillo. Ella si tolse una pelle che aveva sul viso, poi si chinò sulla fonte e cominciò a lavarsi. Quando ebbe finito immerse anche la pelle nell'acqua e la mise sul prato perché si imbiancasse e si asciugasse alla luce di quella luna. Ma come si era trasformata la ragazza! Una cosa del genere di certo non l'avete mai vista. Appena la treccia grigia cadde, ecco sgorgare i capelli d'oro come raggi di sole, e come un manto le ricoprirono tutta la persona. Non si vedevano che gli occhi, scintillanti come le stelle del cielo, e le guance ardevano di un tenue rosa, come fiori di melo. Ma la bella fanciulla era triste, sedette e pianse amaramente: una dopo l'altra le lacrime le scorrevano dagli occhi e rotolavano fra i lunghi capelli. Così stava e sarebbe rimasta a lungo, se non avesse udito uno scricchiolio e un fruscio fra i rami dell'albero vicino.

Balzò in piedi come un capriolo che sente lo sparo del cacciatore. Proprio in quel momento la luna fu coperta da una nuvola scura, in un attimo la fanciulla indossò la vecchia pelle e scomparve come una lampada spenta dal vento. Tremando come una foglia tornò a casa di corsa. La vecchia era sulla soglia e la fanciulla voleva narrarle quello che le era accaduto, ma la vecchia rise con benevolenza e disse: "So già tutto." La condusse nella stanza e buttò un altro legno sul fuoco. Ma non tornò a sedersi all'arcolaio, prese una scopa e si mise a spazzare e a strofinare. "Deve essere tutto lindo e pulito," disse alla fanciulla. "Ma madre, perché vi mettere al lavoro così tardi? Cosa volete fare?" - "Sai che ore sono?," domandò la vecchia. "Non ancora mezzanotte," rispose la fanciulla, "ma le undici sono sicuramente passate" - "Non ricordi?," proseguì la vecchia "oggi sono tre anni che sei venuta da me. Il tuo tempo è trascorso, non possiamo più rimanere assieme." La fanciulla si spaventò e disse: "Cara mamma, volete scacciarmi? Dove andrò mai? Non ho casa né amici a cui rivolgermi. Ho fatto tutto quello che mi avete ordinato, di me siete sempre stata contenta, non scacciatemi." La vecchia non voleva dirle quello che l'aspettava. "Io non posso più stare qui," le disse, "ma prima che me ne vada tutto deve essere pulito, perciò non trattenermi nel mio lavoro. Quanto a te, non preoccuparti, avrai un tetto sotto cui abitare e poi sarai contenta del compenso che ti darò." - "Ma ditemi almeno cosa mi accadrà," disse ancora la fanciulla. "Ti ripeto, non disturbarmi nel lavoro. Non parlare più e vattene nella tua stanza, togliti la pelle dal viso e mettiti l'abito di seta che portavi quando sei venuta da me e poi aspetta fino a che ti chiamerò." Ma torniamo al re e alla regina, che erano partiti con il giovane conte e volevano ritrovare la vecchia della radura selvaggia. Di notte il conte li aveva preceduti nel bosco e poi perduti, così dovette proseguire da solo. Il giorno dopo gli era parso d'essere sulla strada giusta. Continuò a camminare finché si fece buio, e allora salì su di un albero per passarvi la notte perché temeva di smarrirsi di nuovo. Quando la luna illuminò il bosco, scorse una figura che scendeva dal monte. Non aveva in mano la verga, ma egli la riconobbe come la guardiana delle oche, che aveva visto presso la casa della vecchia. "Eccola," pensò, "se c'è una delle streghe non mi sfuggirà nemmeno l'altra." Ma rimase di sasso, quando ella si accostò alla fonte, si tolse la pelle, si lavò e le si sciolsero i capelli d'oro. Era così bella come mai ne aveva vista qualcuna al mondo. Egli osava appena respirare, ma allungò il collo fra le foglie più che gli era possibile, senza togliere gli occhi di dosso. O che si fosse sporto troppo, o per qualche altro mo­tivo, d'un tratto il ramo scricchiolò, e subito la fanciulla si infilò la pelle e corse via come un capriolo. In quell'istante si coprì la luna ed egli non la vide più.

Appena fu sparita, il conte scese dall'albero e l'inseguì di corsa. Non aveva fatto molta strada, quando nella fioca luce scorse due figure che vagavano per il prato. Erano il re e la regina, che da lontano avevano scorto la luce nella casetta della vecchia, e là dirigevano i loro passi! Il conte narrò loro di quale meraviglia era stato spettatore alla fonte ed essi non dubitarono che quella fosse proprio la loro figliola perduta. Arrivarono pieni di gioia alla casetta, le oche stavano attorno alla casa con la testolina sotto l'ala e dormivano, e nessuna di loro si mosse. Essi guardarono dalla finestra. La vecchia sedeva in silenzio e filava. faceva solo un cenno di assenso con la testa, ma non si guardava mai attorno. Tutto nella stanza ora era pulitissimo, come se ci abitassero gli omini della nebbia, che mai hanno i piedi impolve­rati. Ma non videro la loro figliola. Per un pò stettero a guardare ben bene, poi si fecero coraggio e bussarono piano piano alla finestra. Parve che la vecchia li aspettasse, si alzò e gridò allegramente: "Entrate pure, vi conosco già." Quando furono dentro. ella disse: "Avreste potuto risparmiarvi questo lungo cammino, se tre anni fa non aveste scacciato ingiustamente vostra figlia, che è tanto buona ed affettuosa. A lei non ho fatto alcun male. per tre anni ha dovuto custodir le oche, così non ha imparato nulla di male e ha mantenuto puro il suo cuore. Ma voi siete stati puniti abbastanza dall'angoscia nella quale siete vissuti." Poi si avvicinò alla stanza e chiamò: "Esci, piccina mia!." La porta si aprì e la principessa comparve nella sua veste di seta, coi suoi capelli d'oro e gli occhi come stelle, e parve che un angelo fosse sceso dal cielo.

Si accostò ai genitori, li abbracciò e baciò e tutti piansero di gioia. Il giovane conte era accanto a loro, e quando ella lo vide si fece rossa in viso come una rosa muschiata, e lei stessa non sapeva il perché. Il re disse: "Il mio regno lo ho donato, cara bambina, cosa devo darti?." - "Non ha bisogno di nulla," disse la vecchia, "io le dono le lacrime che ha pianto per voi, sono perle, più belle di quelle che si trovano nel mare, e valgono più di tutto il vostro regno! E in compenso dei suoi servigi le lascio la mia casetta." Detto ciò la vecchia sparì. Si udì un lieve scricchiolio nelle pareti e, come si guardarono attorno, videro che la casetta si era trasformata in un meraviglioso palazzo, una tavola regale era già apparecchiata e i servitori correvano qua e là.

La storia continua, ma mia nonna che me la ha raccontata, aveva ormai poca memoria, e il resto se l'era dimenticato. Comunque immagino che la bella principessa abbia sposato il conte e che siano rimasti assieme al castello e che là abbiano vissuto, fino a che Dio lo ha permesso, in tutta felicità. Se poi le candide oche custodite vicino al castello fossero tutte fanciulle (nessuna se ne abbia a male) che la vecchia aveva tenuto con sé e che poi abbiano ripreso figura umana, e siano divenute ancelle della giovane regina, su ciò non so niente di preciso, ma credo proprio di sì.

Certo quella vecchia non era una strega, come la gente pensava, ma una vecchia saggia che faceva del bene. Probabilmente, alla nascita della principessa, era stato proprio suo il dono di pianger perle invece che lacrime. Oggi non succede più, altrimenti i poveri diverrebbero presto ricchi.
There was once upon a time a very old woman, who lived with he flock of geese in a waste place among the mountains, and there had a little house. The waste was surrounded by a large forest, and every morning the old woman took her crutch and hobbled into it. There, however, the dame was quite active, more so than any one would have thought, considering her age, and collected grass for her geese, picked all the wild fruit she could reach, and carried everything home on her back. Any one would have thought that the heavy load would have weighed her to the ground, but she always brought it safely home. If any one met her, she greeted him quite courteously. "Good day, dear countryman, it is a fine day. Ah! you wonder that I should drag grass about, but every one must take his burthen on his back." Nevertheless, people did not like to meet her if they could help it, and took by preference a round-about way, and when a father with his boys passed her, he whispered to them, "Beware of the old woman. She has claws beneath her gloves; she is a witch."

One morning, a handsome young man was going through the forest. The sun shone bright, the birds sang, a cool breeze crept through the leaves, and he was full of joy and gladness. He had as yet met no one, when he suddenly perceived the old witch kneeling on the ground cutting grass with a sickle. She had already thrust a whole load into her cloth, and near it stood two baskets, which were filled with wild apples and pears. "But, good little mother," said he, "how canst thou carry all that away?" - "I must carry it, dear sir," answered she, "rich folk's children have no need to do such things, but with the peasant folk the saying goes,

Don't look behind you,
You will only see how crooked your back is!"

"Will you help me?" she said, as he remained standing by her. "You have still a straight back and young legs, it would be a trifle to you. Besides, my house is not so very far from here, it stands there on the heath behind the hill. How soon you would bound up thither." The young man took compassion on the old woman. "My father is certainly no peasant," replied he, "but a rich count; nevertheless, that you may see that it is not only peasants who can carry things, I will take your bundle." If you will try it," said she, "I shall be very glad. You will certainly have to walk for an hour, but what will that signify to you; only you must carry the apples and pears as well?" It now seemed to the young man just a little serious, when he heard of an hour's walk, but the old woman would not let him off, packed the bundle on his back, and hung the two baskets on his arm. "See, it is quite light," said she. "No, it is not light," answered the count, and pulled a rueful face. "Verily, the bundle weighs as heavily as if it were full of cobble stones, and the apples and pears are as heavy as lead! I can scarcely breathe." He had a mind to put everything down again, but the old woman would not allow it. "Just look," said she mockingly, "the young gentleman will not carry what I, an old woman, have so often dragged along. You are ready with fine words, but when it comes to be earnest, you want to take to your heels. Why are you standing loitering there?" she continued. "Step out. No one will take the bundle off again." As long as he walked on level ground, it was still bearable, but when they came to the hill and had to climb, and the stones rolled down under his feet as if they were alive, it was beyond his strength. The drops of perspiration stood on his forehead, and ran, hot and cold, down his back. "Dame," said he, "I can go no farther. I want to rest a little." - "Not here," answered the old woman, "when we have arrived at our journey's end, you can rest; but now you must go forward. Who knows what good it may do you?" - "Old woman, thou art becoming shameless!" said the count, and tried to throw off the bundle, but he laboured in vain; it stuck as fast to his back as if it grew there. He turned and twisted, but he could not get rid of it. The old woman laughed at this, and sprang about quite delighted on her crutch. "Don't get angry, dear sir," said she, "you are growing as red in the face as a turkey-cock! Carry your bundle patiently. I will give you a good present when we get home." What could he do. He was obliged to submit to his fate, and crawl along patiently behind the old woman. She seemed to grow more and more nimble, and his burden still heavier. All at once she made a spring, jumped on to the bundle and seated herself on the top of it; and however withered she might be, she was yet heavier than the stoutest country lass. The youth's knees trembled, but when he did not go on, the old woman hit him about the legs with a switch and with stinging-nettles. Groaning continually, he climbed the mountain, and at length reached the old woman's house, when he was just about to drop. When the geese perceived the old woman, they flapped their wings, stretched out their necks, ran to meet her, cackling all the while. Behind the flock walked, stick in hand, an old wench, strong and big, but ugly as night. "Good mother," said she to the old woman, "has anything happened to you, you have stayed away so long?" - "By no means, my dear daughter," answered she, I have met with nothing bad, but, on the contrary, with this kind gentleman, who has carried my burthen for me; only think, he even took me on his back when I was tired. The way, too, has not seemed long to us; we have been merry, and have been cracking jokes with each other all the time." At last the old woman slid down, took the bundle off the young man's back, and the baskets from his arm, looked at him quite kindly, and said, "Now seat yourself on the bench before the door, and rest. You have fairly earned your wages, and they shall not be wanting." Then she said to the goose-girl, "Go into the house, my dear daughter, it is not becoming for thee to be alone with a young gentleman; one must not pour oil on to the fire, he might fall in love with thee." The count knew not whether to laugh or to cry. "Such a sweetheart as that," thought he, "could not touch my heart, even if she were thirty years younger." In the meantime the old woman stroked and fondled her geese as if they were children, and then went into the house with her daughter. The youth lay down on the bench, under a wild apple-tree. The air was warm and mild; on all sides stretched a green meadow, which was set with cowslips, wild thyme, and a thousand other flowers; through the midst of it rippled a clear brook on which the sun sparkled, and the white geese went walking backwards and forwards, or paddled in the water. "It is quite delightful here," said he, "but I am so tired that I cannot keep my eyes open; I will sleep a little. If only a gust of wind does not come and blow my legs off my body, for they are as rotten as tinder."

When he had slept a little while, the old woman came and shook him till he awoke. "Sit up," said she, "thou canst not stay here; I have certainly treated thee hardly, still it has not cost thee thy life. Of money and land thou hast no need, here is something else for thee." Thereupon she thrust a little book into his hand, which was cut out of a single emerald. "Take great care of it," said she, "it will bring thee good fortune." The count sprang up, and as he felt that he was quite fresh, and had recovered his vigor, he thanked the old woman for her present, and set off without even once looking back at the beautiful daughter. When he was already some way off, he still heard in the distance the noisy cry of the geese.

For three days the count had to wander in the wilderness before he could find his way out. He then reached a large town, and as no one knew him, he was led into the royal palace, where the King and Queen were sitting on their throne. The count fell on one knee, drew the emerald book out of his pocket, and laid it at the Queen's feet. She bade him rise and hand her the little book. Hardly, however, had she opened it, and looked therein, than she fell as if dead to the ground. The count was seized by the King's servants, and was being led to prison, when the Queen opened her eyes, and ordered them to release him, and every one was to go out, as she wished to speak with him in private.

When the Queen was alone, she began to weep bitterly, and said, "Of what use to me are the splendours and honours with which I am surrounded; every morning I awake in pain and sorrow. I had three daughters, the youngest of whom was so beautiful that the whole world looked on her as a wonder. She was as white as snow, as rosy as apple-blossom, and her hair as radiant as sun-beams. When she cried, not tears fell from her eyes, but pearls and jewels only. When she was fifteen years old, the King summoned all three sisters to come before his throne. You should have seen how all the people gazed when the youngest entered, it was just as if the sun were rising! Then the King spoke, 'My daughters, I know not when my last day may arrive; I will to-day decide what each shall receive at my death. You all love me, but the one of you who loves me best, shall fare the best.' Each of them said she loved him best. 'Can you not express to me,' said the King, 'how much you do love me, and thus I shall see what you mean?' The eldest spoke, 'I love my father as dearly as the sweetest sugar.' The second, 'I love my father as dearly as my prettiest dress.' But the youngest was silent. Then the father said, 'And thou, my dearest child, how much dost thou love me?' - 'I do not know, and can compare my love with nothing.' But her father insisted that she should name something. So she said at last, 'The best food does not please me without salt, therefore I love my father like salt.' When the King heard that, he fell into a passion, and said, 'If thou lovest me like salt, thy love shall also be repaid thee with salt.' Then he divided the kingdom between the two elder, but caused a sack of salt to be bound on the back of the youngest, and two servants had to lead her forth into the wild forest. We all begged and prayed for her," said the Queen, "but the King's anger was not to be appeased. How she cried when she had to leave us! The whole road was strewn with the pearls which flowed from her eyes. The King soon afterwards repented of his great severity, and had the whole forest searched for the poor child, but no one could find her. When I think that the wild beasts have devoured her, I know not how to contain myself for sorrow; many a time I console myself with the hope that she is still alive, and may have hidden herself in a cave, or has found shelter with compassionate people. But picture to yourself, when I opened your little emerald book, a pearl lay therein, of exactly the same kind as those which used to fall from my daughter's eyes; and then you can also imagine how the sight of it stirred my heart. You must tell me how you came by that pearl." The count told her that he had received it from the old woman in the forest, who had appeared very strange to him, and must be a witch, but he had neither seen nor hear anything of the Queen's child. The King and the Queen resolved to seek out the old woman. They thought that there where the pearl had been, they would obtain news of their daughter.

The old woman was sitting in that lonely place at her spinning-wheel, spinning. It was already dusk, and a log which was burning on the hearth gave a scanty light. All at once there was a noise outside, the geese were coming home from the pasture, and uttering their hoarse cries. Soon afterwards the daughter also entered. But the old woman scarcely thanked her, and only shook her head a little. The daughter sat down beside her, took her spinning-wheel, and twisted the threads as nimbly as a young girl. Thus they both sat for two hours, and exchanged never a word. At last something rustled at the window, and two fiery eyes peered in. It was an old night-owl, which cried, "Uhu!" three times. The old woman looked up just a little, then she said, "Now, my little daughter, it is time for thee to go out and do thy work."

She rose and went out, and where did she go? Over the meadows ever onward into the valley. At last she came to a well, with three old oak-trees standing beside it; meanwhile the moon had risen large and round over the mountain, and it was so light that one could have found a needle. She removed a skin which covered her face, then bent down to the well, and began to wash herself. When she had finished, she dipped the skin also in the water, and then laid it on the meadow, so that it should bleach in the moonlight, and dry again. But how the maiden was changed! Such a change as that was never seen before! When the gray mask fell off, her golden hair broke forth like sunbeams, and spread about like a mantle over her whole form. Her eyes shone out as brightly as the stars in heaven, and her cheeks bloomed a soft red like apple-blossom.

But the fair maiden was sad. She sat down and wept bitterly. One tear after another forced itself out of her eyes, and rolled through her long hair to the ground. There she sat, and would have remained sitting a long time, if there had not been a rustling and cracking in the boughs of the neighbouring tree. She sprang up like a roe which has been overtaken by the shot of the hunter. Just then the moon was obscured by a dark cloud, and in an instant the maiden had put on the old skin and vanished, like a light blown out by the wind.

She ran back home, trembling like an aspen-leaf. The old woman was standing on the threshold, and the girl was about to relate what had befallen her, but the old woman laughed kindly, and said, "I already know all." She led her into the room and lighted a new log. She did not, however, sit down to her spinning again, but fetched a broom and began to sweep and scour, "All must be clean and sweet," she said to the girl. "But, mother," said the maiden, "why do you begin work at so late an hour? What do you expect?" - "Dost thou know then what time it is?" asked the old woman. "Not yet midnight," answered the maiden, "but already past eleven o'clock." - "Dost thou not remember," continued the old woman, "that it is three years to-day since thou camest to me? Thy time is up, we can no longer remain together." The girl was terrified, and said, "Alas! dear mother, will you cast me off? Where shall I go? I have no friends, and no home to which I can go. I have always done as you bade me, and you have always been satisfied with me; do not send me away." The old woman would not tell the maiden what lay before her. "My stay here is over," she said to her, "but when I depart, house and parlour must be clean: therefore do not hinder me in my work. Have no care for thyself, thou shalt find a roof to shelter thee, and the wages which I will give thee shall also content thee." - "But tell me what is about to happen," the maiden continued to entreat. "I tell thee again, do not hinder me in my work. Do not say a word more, go to thy chamber, take the skin off thy face, and put on the silken gown which thou hadst on when thou camest to me, and then wait in thy chamber until I call thee."

But I must once more tell of the King and Queen, who had journeyed forth with the count in order to seek out the old woman in the wilderness. The count had strayed away from them in the wood by night, and had to walk onwards alone. Next day it seemed to him that he was on the right track. He still went forward, until darkness came on, then he climbed a tree, intending to pass the night there, for he feared that he might lose his way. When the moon illumined the surrounding country he perceived a figure coming down the mountain. She had no stick in her hand, but yet he could see that it was the goose-girl, whom he had seen before in the house of the old woman. "Oho," cried he, "there she comes, and if I once get hold of one of the witches, the other shall not escape me!" But how astonished he was, when she went to the well, took off the skin and washed herself, when her golden hair fell down all about her, and she was more beautiful than any one whom he had ever seen in the whole world. He hardly dared to breathe, but stretched his head as far forward through the leaves as he dared, and stared at her. Either he bent over too far, or whatever the cause might be, the bough suddenly cracked, and that very moment the maiden slipped into the skin, sprang away like a roe, and as the moon was suddenly covered, disappeared from his eyes.

Hardly had she disappeared, before the count descended from the tree, and hastened after her with nimble steps. He had not been gone long before he saw, in the twilight, two figures coming over the meadow. It was the King and Queen, who had perceived from a distance the light shining in the old woman's little house, and were going to it. The count told them what wonderful things he had seen by the well, and they did not doubt that it had been their lost daughter. They walked onwards full of joy, and soon came to the little house. The geese were sitting all round it, and had thrust their heads under their wings and were sleeping, and not one of them moved. The King and Queen looked in at the window, the old woman was sitting there quite quietly spinning, nodding her head and never looking round. The room was perfectly clean, as if the little mist men, who carry no dust on their feet, lived there. Their daughter, however, they did not see. They gazed at all this for a long time, at last they took heart, and knocked softly at the window. The old woman appeared to have been expecting them; she rose, and called out quite kindly, "Come in, I know you already." When they had entered the room, the old woman said, "You might have spared yourself the long walk, if you had not three years ago unjustly driven away your child, who is so good and lovable. No harm has come to her; for three years she has had to tend the geese; with them she has learnt no evil, but has preserved her purity of heart. You, however, have been sufficiently punished by the misery in which you have lived." Then she went to the chamber and called, "Come out, my little daughter." Thereupon the door opened, and the princess stepped out in her silken garments, with her golden hair and her shining eyes, and it was as if an angel from heaven had entered.

She went up to her father and mother, fell on their necks and kissed them; there was no help for it, they all had to weep for joy. The young count stood near them, and when she perceived him she became as red in the face as a moss-rose, she herself did not know why. The King said, "My dear child, I have given away my kingdom, what shall I give thee?" - "She needs nothing," said the old woman. "I give her the tears that she has wept on your account; they are precious pearls, finer than those that are found in the sea, and worth more than your whole kingdom, and I give her my little house as payment for her services." When the old woman had said that, she disappeared from their sight. The walls rattled a little, and when the King and Queen looked round, the little house had changed into a splendid palace, a royal table had been spread, and the servants were running hither and thither.

The story goes still further, but my grandmother, who related it to me, had partly lost her memory, and had forgotten the rest. I shall always believe that the beautiful princess married the count, and that they remained together in the palace, and lived there in all happiness so long as God willed it. Whether the snow-white geese, which were kept near the little hut, were verily young maidens (no one need take offence), whom the old woman had taken under her protection, and whether they now received their human form again, and stayed as handmaids to the young Queen, I do not exactly know, but I suspect it. This much is certain, that the old woman was no witch, as people thought, but a wise woman, who meant well. Very likely it was she who, at the princess's birth, gave her the gift of weeping pearls instead of tears. That does not happen now-a-days, or else the poor would soon become rich.




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